C’è una scena che mi capita spesso di vedere.
In palestra, un atleta arriva, si allena, “fa tutto”… ma senza luce negli occhi.
A scuola, un docente entra in classe puntuale, prepara la lezione, gestisce la classe… ma dentro sente una fatica che non è solo fisica.
E la frase è quasi sempre la stessa:
“Sono stanco. Mi manca la motivazione.”
Solo che, nella maggior parte dei casi, non è la stanchezza che uccide la motivazione.
La stanchezza pesa, sì. Ma il vero colpo arriva quando perdiamo il contatto con il significato di ciò che facciamo.
La motivazione non sparisce: si spegne
La motivazione non è un “interruttore” che resta sempre acceso.
È più simile a una fiamma.
Quando c’è un perché chiaro, la fiamma resiste anche alle giornate difficili.
Quando invece il perché si confonde, si indebolisce, si disperde… la fiamma si spegne.
E succede così:
inizi a fare le cose “per dovere” smetti di sentirle “tue” perdi quella spinta interna che prima ti muoveva
Non è pigrizia.
È disconnessione.
Docenti e atleti: due mondi, lo stesso meccanismo
Tra campo e cattedra vedo lo stesso schema ripetersi.
Nel docente
troppa energia spesa a “reggere” troppe richieste, pochi spazi la sensazione di non essere più al centro della propria giornata
Nell’atleta
obiettivi confusi o imposti allenamenti “a memoria” pressione, confronto, aspettative
In entrambi i casi, quando manca motivazione, spesso manca questo:
✅ una direzione chiara
✅ un senso personale
✅ un obiettivo che “ti appartiene”
Il problema non è “fare di più”. È tornare a ciò che conta.
Quando la motivazione cala, l’errore più comune è reagire così:
“Devo stringere i denti” “Devo essere più disciplinato” “Devo fare di più”
A volte serve, certo.
Ma se stai spingendo un’auto senza benzina, puoi anche spingere forte… non diventerà un motore.
La domanda utile non è:
“Come faccio a motivarmi?”
Ma:
“Cosa ha smesso di avere senso per me?”
Un esercizio pratico in 3 minuti (per riaccendere la fiamma)
Prendi un foglio (o le note del telefono) e rispondi, senza pensarci troppo:
Perché lo facevo all’inizio? (allenarmi / insegnare / guidare un gruppo / studiare / ecc.) Cosa mi manca oggi rispetto a quel periodo? (tempo, energia, leggerezza, riconoscimento, chiarezza, entusiasmo…) Qual è una cosa piccola che posso fare oggi per tornare al mio “perché”? Una sola. Piccola. Concreta. Fattibile.
Esempi:
“Oggi entro in classe e scelgo un solo momento di ascolto vero.” “Oggi mi alleno con un obiettivo semplice: qualità, non quantità.” “Oggi mi prendo 10 minuti di decompressione prima di rientrare a casa.”
Il punto non è fare miracoli.
È riprendere contatto.
Il ritorno all’equilibrio è un percorso, non un colpo di fortuna
Io la chiamo “ripartenza dall’equilibrio”:
non un equilibrio perfetto… ma un equilibrio possibile.
Quello che ti permette di dire:
“Ok, sono stanco… ma so perché lo faccio.” “Ok, è dura… ma non mi sto perdendo.”
Ed è esattamente questo il cuore di ciò che porto nei miei percorsi e nei miei contenuti:
allenare la mente a restare centrata quando tutto intorno tira da una parte.








