Siamo unici: il nostro potenziale interiore è uguale a quello di chi ha raggiunto il successo

Molto spesso guardiamo con ammirazione — e a volte con un pizzico di invidia — coloro che hanno raggiunto il successo. Ci sembrano diversi, speciali, dotati di qualcosa che a noi manca. Ma la verità è un’altra: anche noi abbiamo dentro di noi lo stesso potenziale.

Non siamo nati per restare fermi ai blocchi di partenza. Siamo nati per correre, per crescere, per metterci in gioco. Ogni persona ha in sé risorse straordinarie che aspettano solo di essere attivate. Il coraggio, la determinazione, la resilienza, l’entusiasmo: sono qualità che non appartengono solo a chi ce l’ha fatta, ma a tutti noi.

Il problema è che, spesso, queste risorse restano nascoste sotto strati di dubbi, paure, esperienze negative o semplicemente abitudini. Ma con il giusto allenamento mentale, possiamo risvegliare quella forza interiore e imparare a usarla per affrontare le sfide, superare i limiti e trasformare i sogni in obiettivi concreti.

Non sei da meno di nessuno. Sei unico. Sei potente.

Vuoi scoprirlo davvero? Vuoi iniziare a credere in te stesso, metterti alla prova e costruire una versione migliore di te?

Scrivimi! Insieme possiamo intraprendere un percorso di coaching sportivo e motivazionale che ti aiuterà a fare chiarezza, ad accendere la tua motivazione e a raggiungere i tuoi obiettivi, passo dopo passo.

Il primo passo? Credere che puoi

L’importanza della Preparazione Fisica e Mentale ad Agosto per Atleti Agonisti e Amatoriali

Agosto è spesso considerato un mese di pausa, un periodo in cui molti atleti, sia agonisti che amatoriali, ritengono di non avere tempo per allenarsi fisicamente e mentalmente. Tuttavia, questa percezione è limitante e può essere dannosa per il raggiungimento degli obiettivi sportivi. Sono Ivan Filippo Tavolieri, docente di scienze motorie, trainer specializzato nell’aiutare persone comuni a correre la loro prima maratona, e mental coach sportivo. Voglio condividere l’importanza di agosto come mese cruciale per la preparazione alla nuova stagione agonistica.

Un Mese di Pianificazione e Adattamento

L’estate è spesso vista come una pausa dalle attività intense, ma per chi aspira a migliorare le proprie prestazioni, agosto rappresenta una straordinaria opportunità per gettare le basi di una stagione di successo. Sport come calcio, pallavolo, e basket riprendono con intensità a settembre, e una preparazione anticipata è fondamentale per evitare infortuni e migliorare le prestazioni.

Ad agosto, gli atleti possono concentrarsi su un programma di allenamento adattato, che tenga conto delle condizioni climatiche e della necessità di recupero. Questo programma dovrebbe includere:

  1. Allenamento Fisico Progressivo: Nonostante il caldo, è possibile pianificare sessioni di allenamento più brevi ma efficaci, magari nelle prime ore del mattino o in serata. È importante mantenere una certa continuità nell’attività fisica per non perdere i progressi ottenuti durante l’anno.
  2. Tecniche di Recupero e Prevenzione Infortuni: Il riposo è una parte fondamentale dell’allenamento. Utilizzare agosto per concentrarsi su tecniche di recupero come stretching, massaggi, e terapia del freddo può essere altamente benefico. La prevenzione degli infortuni passa anche attraverso esercizi di stabilità e rafforzamento muscolare, essenziali per prepararci alla nuova stagione.

La Preparazione Mentale: La Chiave del Successo

Un aspetto spesso trascurato è la preparazione mentale. Agosto può essere il momento ideale per lavorare su tecniche di mental coaching che aiutino a superare i blocchi mentali e le convinzioni limitanti. In qualità di mental coach, ho notato che molti atleti si scontrano con credenze radicate che li trattengono dal raggiungere il loro pieno potenziale. Ecco alcuni consigli per lavorare su questo aspetto:

  1. Visualizzazione e Mindfulness: Imparare a visualizzare il successo e praticare la mindfulness può migliorare la concentrazione e ridurre l’ansia. Questi strumenti aiutano a mantenere un atteggiamento positivo e determinato.
  2. Definizione degli Obiettivi: Agosto è un buon momento per rivedere e ridefinire gli obiettivi della stagione. Obiettivi chiari e ben definiti forniscono una direzione e un motivo per continuare a lavorare duramente anche durante i mesi estivi.
  3. Costruire una Routine di Allenamento Mentale: Esattamente come per l’allenamento fisico, è importante avere una routine di allenamento mentale. Ciò può includere esercizi di concentrazione, gestione dello stress, e strategie di motivazione.

Conclusione

Agosto non dovrebbe essere visto come un periodo di inattività, ma piuttosto come un’opportunità per prepararsi sia fisicamente che mentalmente per le sfide future. La combinazione di allenamento fisico e preparazione mentale può fare la differenza tra una stagione di successo e una deludente. Ricordate, il successo si costruisce giorno dopo giorno, anche nei mesi più caldi dell’anno.

In qualità di docente di scienze motorie e mental coach, il mio consiglio è di sfruttare ogni momento per migliorarsi, senza farsi bloccare da convinzioni limitanti. La preparazione è la chiave per superare ogni sfida, dentro e fuori dal campo.

Gestire lo Stress: Comprendere Distress ed Eustress e le Tecniche di Coaching

Lo stress è una risposta naturale del nostro corpo a situazioni percepite come minacciose o impegnative. Tuttavia, non tutto lo stress è negativo. Esistono due tipi principali di stress: il distress e l’eustress. Comprendere la differenza tra questi due tipi di stress e come gestirli può fare la differenza nel migliorare la qualità della nostra vita.

Sensazioni Associabili allo Stress

Quando siamo stressati, il nostro corpo e la nostra mente possono sperimentare una varietà di sensazioni, tra cui:

  • Fatica cronica: Sensazione di stanchezza persistente nonostante il riposo.
  • Irritabilità: Sentirsi facilmente frustrati o arrabbiati.
  • Ansia: Preoccupazione eccessiva per eventi futuri.
  • Disturbi del sonno: Difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno.
  • Tensione muscolare: Dolori e rigidità nei muscoli, specialmente nel collo e nelle spalle.
  • Problemi digestivi: Sintomi come mal di stomaco, nausea o cambiamenti nelle abitudini intestinali.

Distress vs. Eustress

Distress è il tipo di stress negativo che può avere effetti dannosi sulla nostra salute fisica e mentale. È spesso associato a situazioni che percepiamo come al di fuori del nostro controllo, come problemi finanziari, conflitti relazionali o malattie gravi.

Eustress, d’altra parte, è il tipo di stress positivo che può motivarci e spingerci a crescere. È associato a sfide che percepiamo come gestibili e che possono portare a realizzazioni personali, come prepararsi per una gara sportiva, affrontare un nuovo progetto lavorativo o imparare una nuova abilità.

Gestire lo Stress con il Coaching

Il coaching può essere un efficace strumento per gestire lo stress, aiutando le persone a sviluppare strategie e tecniche per affrontare le situazioni stressanti. Ecco alcune tecniche comuni utilizzate dai coach per aiutare i loro clienti a gestire lo stress:

  1. Tecniche di Rilassamento:
  • Respirazione Profonda: Esercizi di respirazione lenta e profonda possono aiutare a calmare il sistema nervoso.
  • Meditazione e Mindfulness: Pratiche che aiutano a focalizzare l’attenzione sul presente, riducendo i pensieri negativi e ansiogeni.
  • Progressive Muscle Relaxation (PMR): Tecnica che prevede di tendere e poi rilassare gruppi muscolari per ridurre la tensione fisica.
  1. Programmazione Neuro-Linguistica (PNL):
  • Ristrutturazione Cognitiva: Cambiare la percezione di una situazione per vederla sotto una luce più positiva o gestibile.
  • Ancoraggio: Tecnica per richiamare stati emotivi positivi in momenti di stress utilizzando stimoli specifici, come una parola o un gesto.
  • Visualizzazione: Immaginare scenari positivi e di successo per prepararsi mentalmente ad affrontare le sfide.
  1. Gestione del Tempo:
  • Pianificazione e Prioritizzazione: Aiutare i clienti a organizzare le loro attività e a concentrarsi su ciò che è veramente importante.
  • Tecnica del Pomodoro: Dividere il lavoro in intervalli di tempo (tipicamente 25 minuti) intervallati da brevi pause per migliorare la concentrazione e ridurre lo stress.
  1. Sviluppo di Abilità di Coping:
  • Assertività: Insegnare ai clienti a esprimere i propri bisogni e desideri in modo chiaro e rispettoso.
  • Gestione delle Relazioni: Migliorare le abilità comunicative per risolvere conflitti e costruire relazioni più sane.

Effetti di uno Stress Eccessivo negli Atleti Agonisti

Gli atleti agonisti sono frequentemente sottoposti a elevati livelli di stress a causa delle intense esigenze fisiche e mentali delle competizioni sportive. Uno stress eccessivo può avere una serie di effetti negativi sulla loro salute e sulle loro prestazioni, tra cui:

Effetti Fisici

  • Aumento del rischio di infortuni: Lo stress cronico può compromettere la coordinazione e la concentrazione, aumentando la probabilità di incidenti e lesioni durante l’allenamento e le gare.
  • Affaticamento muscolare: L’accumulo di stress può portare a un recupero insufficiente dopo l’attività fisica, causando stanchezza persistente e riduzione della forza muscolare.
  • Problemi cardiaci: Lo stress prolungato può aumentare la pressione sanguigna e il rischio di problemi cardiaci, come l’ipertensione e le aritmie.
  • Disturbi del sonno: Lo stress può interferire con la qualità del sonno, rendendo difficile per gli atleti ottenere il riposo necessario per il recupero e la rigenerazione muscolare.
  • Disturbi digestivi: Sintomi come nausea, crampi addominali e problemi digestivi possono essere esacerbati dallo stress e compromettere l’assorbimento dei nutrienti essenziali.

Effetti Psicologici

  • Ansia e depressione: Uno stress elevato può contribuire allo sviluppo di disturbi d’ansia e depressione, influenzando negativamente la motivazione e la concentrazione.
  • Burnout: Il burnout è una condizione di esaurimento fisico e mentale causato da uno stress prolungato, che può portare alla perdita di interesse e piacere nello sport.
  • Diminuzione della fiducia in sé stessi: Lo stress può erodere la fiducia e l’autostima degli atleti, portandoli a dubitare delle proprie capacità e a temere il fallimento.
  • Problemi di attenzione e concentrazione: La capacità di concentrarsi e mantenere l’attenzione durante l’allenamento e le competizioni può essere gravemente compromessa dallo stress.

Effetti sul Comportamento

  • Abitudini alimentari disordinate: Lo stress può portare a comportamenti alimentari disordinati, come abbuffate o restrizioni alimentari, che possono influenzare negativamente la salute e le prestazioni.
  • Aumento dell’aggressività: Gli atleti stressati possono diventare più irritabili e aggressivi, influenzando negativamente le relazioni con compagni di squadra, allenatori e avversari.
  • Riduzione della motivazione: Lo stress può ridurre la motivazione a partecipare agli allenamenti e alle competizioni, portando a un calo delle prestazioni e della partecipazione.

Come Gestire lo Stress negli Atleti Agonisti

Per gestire efficacemente lo stress negli atleti agonisti, è essenziale adottare un approccio integrato che includa tecniche di rilassamento, supporto psicologico e una corretta gestione del tempo. Alcune strategie utili includono:

  • Tecniche di rilassamento: La respirazione profonda, la meditazione e la mindfulness possono aiutare a ridurre i livelli di stress e migliorare la concentrazione.
  • Supporto psicologico: Lavorare con uno psicologo dello sport o un mental coach può fornire strumenti per gestire l’ansia e migliorare la resilienza mentale.
  • Pianificazione e recupero: Una corretta pianificazione degli allenamenti e l’importanza del recupero sono fondamentali per prevenire il burnout e mantenere alte le prestazioni.
  • Supporto sociale: Il sostegno di compagni di squadra, allenatori e familiari è cruciale per affrontare le pressioni competitive e mantenere un equilibrio emotivo sano.

In conclusione, riconoscere e gestire lo stress eccessivo negli atleti agonisti è essenziale per garantire la loro salute fisica e mentale e per ottimizzare le loro prestazioni sportive.

In conclusione, lo stress fa parte della vita di tutti noi, ma con le giuste tecniche e l’aiuto di un coach, possiamo imparare a gestirlo in modo efficace. Il coaching offre strumenti pratici per trasformare il distress in eustress, migliorando così la nostra resilienza e il nostro benessere generale.

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L’Ansia da prestazione: cos’è e come gestirla.

L’ansia è una delle tante emozioni che caratterizzano l’essere umano. Negli ultimi tempi siamo abituati a vedere questa emozione sempre da un punto di vista negativo e , a mio avviso, utilizziamo questa parola troppo spesso e contestualizzandola maniera anche sbagliata.

Cos’è l’Ansia da Prestazione?

L’ansia da prestazione è una reazione emotiva che si manifesta quando una persona percepisce una pressione significativa per raggiungere un determinato obiettivo.

Questa forma di ansia può colpire sia atleti prima di competizioni importanti sia professionisti e persone comuni in occasione di eventi importanti o decisivi.

L’ansia da prestazione si manifesta attraverso una serie di sintomi fisici e psicologici, come sudorazione eccessiva, battito cardiaco accelerato, tensione muscolare, pensieri negativi e preoccupazione costante.

Questi sintomi possono compromettere la capacità di una persona di esibirsi al meglio delle proprie capacità e potenziale, sia in ambito sportivo che professionale che personale.

Strategie per Gestire l’Ansia da Prestazione

  1. Preparazione Mentale:
    La preparazione mentale è cruciale. Visualizzare il successo e praticare tecniche di rilassamento, come la respirazione profonda e la meditazione, può aiutare a ridurre l’ansia. Immaginare se stessi mentre si eseguono le proprie attività in modo efficace può aumentare la fiducia e diminuire la paura del fallimento.
  2. Routine Pre-Gara:
    Sviluppare una routine pre-gara o pre-evento può creare una sensazione di familiarità e controllo. Questa routine dovrebbe includere esercizi di riscaldamento, tecniche di concentrazione e magari ascoltare musica rilassante. Una buona routine aiuta a mantenere la mente focalizzata e calma.
  3. Gestione del Tempo:
    Pianificare con cura il proprio tempo aiuta a evitare lo stress dell’ultimo minuto. Assicurarsi di avere tutto il necessario pronto in anticipo riduce l’incertezza e aumenta la sicurezza.
  4. Pensiero Positivo:
    Sostituire i pensieri negativi con affermazioni positive è fondamentale. Invece di concentrarsi sui possibili errori, è utile ripetersi frasi come “Sono preparato” o “Posso farcela”. Questo cambiamento di prospettiva aiuta a mantenere una mentalità ottimista e proattiva.
  5. Supporto Sociale:
    Parlarne con amici, familiari o un coach di fiducia può alleviare l’ansia. Il supporto sociale offre un punto di vista esterno e spesso soluzioni pratiche per affrontare le preoccupazioni.

In conclusione

L’ansia da prestazione è una sfida comune ma gestibile. Con una preparazione adeguata e l’uso di strategie efficaci, è possibile trasformare l’ansia in energia positiva e focalizzata rendendola addirittura “carburante” per la nostra capacità espressiva e prestazionale.

Che tu sia un atleta in procinto di una gara importante o un professionista di fronte a un evento cruciale o uno studente alla vigilia di un’interrogazione o un’esame, ricorda che il controllo della tua mente è il primo passo verso il successo e può essere alla portata di tutti.

La Potenza delle Credenze: Come i Nostri Pensieri Influenzano la Nostra Vita


Nel mondo dello sport, così come nella vita quotidiana, le credenze e le convinzioni giocano un ruolo fondamentale nel determinare il nostro successo.

Ma cosa sono esattamente le credenze e come possono influenzare i nostri pensieri, azioni e, in definitiva, la nostra vita?

Credenze e Convinzioni: La Base della Nostra Realtà

Le credenze sono le idee che accettiamo come vere. Possono essere formate dalle nostre esperienze, dall’educazione ricevuta, dalla cultura in cui viviamo o dai messaggi che riceviamo dalla società e dai media. Queste credenze influenzano profondamente il modo in cui percepiamo il mondo e come reagiamo alle situazioni.

Ad esempio, se crediamo di non essere bravi in un determinato sport, questa convinzione limiterà il nostro impegno e la nostra capacità di migliorare. Al contrario, una credenza positiva e motivante, come “posso sempre migliorare con l’allenamento e la pratica”, ci spingerà a perseverare e a superare le sfide.

Pensieri e Azioni: Il Potere della Mente

I nostri pensieri sono direttamente influenzati dalle nostre credenze. Pensieri positivi e potenzianti nascono da credenze positive, mentre pensieri negativi e limitanti derivano da credenze negative. Questi pensieri, a loro volta, influenzano le nostre azioni.

Considera un atleta che si trova di fronte a una competizione importante. Se le sue credenze gli dicono che è preparato e capace di vincere, i suoi pensieri saranno focalizzati sulla strategia, sull’impegno e sulla fiducia in se stesso. Di conseguenza, le sue azioni saranno determinate, energiche e mirate al successo. Se invece l’atleta crede di non essere all’altezza, i suoi pensieri saranno pieni di dubbi e insicurezze, portandolo ad agire con timore e indecisione.

Trasformare le Credenze per Trasformare la Vita

La buona notizia è che le credenze non sono immutabili. Possiamo lavorare su di esse e trasformarle per migliorare la qualità dei nostri pensieri e, di conseguenza, delle nostre azioni. Ecco alcuni passi per iniziare questo processo:

  1. Riconoscere le Credenze Limitanti: Il primo passo è identificare quali credenze stanno limitando il nostro potenziale. Questo richiede onestà e introspezione.
  2. Sfida le Credenze: Una volta riconosciute, è importante mettere in discussione queste credenze. Chiediti: “Questa credenza è veramente vera? Quali prove ho a sostegno di essa? Esistono prove contrarie?”
  3. Sostituisci le Credenze Negativie con quelle Positive: Lavora per sostituire le credenze limitanti con quelle potenzianti. Ad esempio, invece di pensare “Non sono bravo abbastanza”, prova a pensare “Con l’impegno e la pratica, posso migliorare costantemente.”
  4. Agisci in Linea con le Nuove Credenze: Infine, inizia ad agire come se le nuove credenze fossero già vere. Questo rafforzerà le nuove convinzioni e renderà più facile il cambiamento.

Conclusione: Diventa il timoniere della Tua Mente

Le credenze e le convinzioni sono potenti strumenti che possono condizionare profondamente la nostra vita. Imparando a riconoscere e trasformare le credenze limitanti, possiamo sviluppare pensieri positivi che ci spingono ad agire in modo efficace e produttivo. In questo modo, non solo miglioriamo le nostre performance sportive, ma anche la qualità della nostra vita.

Ricorda sempre: sei il timoniere della tua mente. Le tue credenze sono tue e puoi scegliere di cambiarle per creare la vita che desideri.

Spero che questo articolo ti sia piaciuto e tu lo possa trovare utile a farti riflettere su te stesso e su come i tuoi pensieri influenzano la tua quotidianità.

Ricorda inoltre che attraverso tecniche di PNL e sessioni di coaching è possibile avviare quella serie di piccolo cambiamento interiore che poi proiettandoli nella realtà aiutano a migliorare propria vita!

Provare per credere 😜


Superare le Convinzioni Invalidanti: Sblocca il Tuo Potenziale con il Coaching

Ogni giorno affrontiamo sfide che mettono alla prova le nostre capacità e la nostra fiducia in noi stessi. Spesso, ciò che ci trattiene non è la mancanza di abilità o risorse, ma le convinzioni invalidanti che albergano nella nostra mente. Queste convinzioni, radicate nel nostro subconscio, possono limitare il nostro potenziale, impedendoci di raggiungere i nostri obiettivi e vivere una vita piena e soddisfacente.

Cosa Sono le Convinzioni Invalidanti?

Le convinzioni invalidanti sono pensieri o credenze che limitano le nostre azioni e ci impediscono di realizzare i nostri sogni. Possono originarsi da esperienze passate, influenze culturali o sociali, o semplicemente da auto-sabotaggi mentali. Esempi comuni includono frasi come “Non sono abbastanza bravo”, “Non merito il successo” o “È troppo difficile per me”. Questi pensieri negativi si insinuano nella nostra mente, creando un ciclo di sfiducia e insicurezza.

Come il Coaching Può Aiutarti a Superarle

Il coaching è uno strumento potente per affrontare e superare le convinzioni invalidanti. Attraverso un processo strutturato e supportivo, un coach professionista ti aiuta a identificare queste credenze limitanti e a sostituirle con pensieri positivi e potenzianti. Ecco come:

  1. Consapevolezza: Il primo passo per superare le convinzioni invalidanti è diventare consapevoli della loro esistenza. Un coach ti guiderà in un processo di auto-riflessione per identificare i pensieri che ti bloccano.
  2. Sfidare le Convinzioni: Una volta identificate, è essenziale mettere in discussione queste credenze. Il coach ti aiuterà a analizzare l’origine di questi pensieri e a valutare la loro validità. Spesso, scoprire che molte di queste convinzioni non hanno una base solida può essere liberatorio.
  3. Riformulare i Pensieri: Il coaching ti insegna a riformulare i pensieri negativi in modo positivo. Ad esempio, invece di pensare “Non posso farcela”, imparerai a dirti “Posso superare questa sfida con impegno e determinazione”.
  4. Azione e Feedback: Il coach ti supporterà nel creare un piano d’azione per raggiungere i tuoi obiettivi. Attraverso un feedback costante, sarai in grado di monitorare i tuoi progressi e fare aggiustamenti necessari, mantenendo alta la motivazione e la fiducia in te stesso.

Il Potere del Coaching: Testimonianze di Successo

Molti individui hanno scoperto il proprio potenziale nascosto grazie al coaching. Storie di successo raccontano di persone che, liberandosi delle convinzioni invalidanti, hanno raggiunto traguardi impensabili. Hanno avviato nuove carriere, migliorato le relazioni personali, e realizzato sogni che credevano impossibili.

Contattami per Iniziare il Tuo Viaggio

Se senti che le convinzioni invalidanti ti stanno trattenendo, sappi che non sei solo. Il coaching può offrirti gli strumenti necessari per superare questi ostacoli e liberare il tuo vero potenziale. Come coach professionista, sono qui per guidarti in questo percorso di crescita personale e professionale.

Non aspettare oltre: contattami oggi stesso per una consulenza gratuita. Insieme, possiamo trasformare le tue convinzioni limitanti in una forza motrice che ti porterà verso il successo e la realizzazione personale. Il tuo potenziale è illimitato, e con il giusto supporto, puoi raggiungere ogni obiettivo che ti poni.


Spero che questo articolo ti abbia ispirato e stimolato a prendere contatto con me. Il coaching non è solo un investimento in te stesso, ma un passo decisivo verso una vita più appagante e di successo. Non esitare: il tuo futuro migliore inizia ora.

Sogni di correre una maratona?

Il mio programma Maratona Facile in 4 anni ha aiutato tanti runners amatoriali che avevano il sogno di correre almeno una volta nella vita una maratona.

Molte volte quel numero 42 rappresenta uno scoglio irraggiungibile e la paura di fallire l’obiettivo di tagliare il traguardo porta molti runners a mollare prima del tempo o a vivere situazioni di blocco dove raggiunti un certo chilometraggio, non si riesce più ad andare avanti .

Da qui si entra spesso in un loop negativo caratterizzato da frustrazione e determinando un calo dell’autostima .

Si comincia a saltare allenamenti, si comincia a correre male, a provare una sorta di dolore fisico al solo pensiero di cominciare a correre!

Se ti dicessi che tutto ciò può essere “facilmente” superato?

Sono Ivan, un docente di scienze motorie e sportmental coach. Ho ideato un programma di allenamento che in pochi mesi riesce a mettere un runners amatoriale in condizione ottimale per correre una maratona.

Maratona Facile è un programma cucito su misura delle persone , che si incastra benissimo tra gli impegni quotidiani di chi corre per passione e non per lavoro e che ha il sogno di disputare almeno una volta nella vita una Maratona.

Il mio programma aiuta le persone a sviluppare una corsa consapevole e “piena di sé” oltre alla parte fisica pone al centro dell’attenzione l’allenamento mentale rendendo il viaggio di preparazione un’esperienza unica ed entusiasmante che aiuta le persone a crescere e diventare la versione migliore di se!

Se anche tu sei un runners e vuoi vivere il sogno di correre una maratona, contattami in modo da fissare un appuntamento e capire se ognuno fa al proprio caso.

Buona corsa 💪🏻❤️

Lo SportMentalCoach.

Nello sport, per realizzare una grande prestazione, devi sgombrare la mente da tutti i pensieri negativi e da tutte le altre cose che possono togliere energia all’obiettivo sportivo fissato.

La figura del mental coach è fondamentale, sia negli sport di squadra che individuali, nella motivazione dell’individuo. Oggi sta avendo una grande diffusione proprio perché è riscontrabile che molti atleti professionisti di varie discipline sportive, con l’aiuto di un mental coach hanno raggiunto traguardi importanti ai fini della loro carriera sportiva. Nello sport gli aspetti motivazioni e dell’autorealizzazione, sono fondamentali per compiere un’impresa, e oltre all’aspetto razionale del coaching, anche la componente istintiva e della pulsione contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo. Queste due devono essere ben gestite appunto, attraverso consapevolezza e ragione.

Integrando l’intervento dell’allenatore “fisico” (aspetto fisiologico) con l’intervento dell’allenatore “mentale” (aspetto psicologico), si può raggiungere uno stato di benessere generale, stare bene con se stessi, con il proprio corpo e con la propria mente, ottenendo così che l’individuo sia in condizioni di predisporsi positivamente al perseguimento degli obiettivi.

Gli aspetti personali che condizionano positivamente o negativamente un atleta, sono il talento personale, la spinta emotiva verso il risultato, l’esperienza e tanto allenamento.

Capita spesso che durante la carriera di un atleta sorgano differenti problematiche e gli alti e bassi mentali influenzano il rendimento nello sport. L’integrità dell’Io nell’atleta, determina anche una stabilità affettiva ed emozionale, una gestione positiva delle emozioni, una condizione di sicurezza che abbinata alla lucidità mentale, permette di essere determinati e concentrati sul “campo”.

Lo sportivo prima di essere tale, è un essere umano, con pregi e difetti e con gli aspetti che lo caratterizzano. La vita privata incide molto sulla performance, così come una bassa autostima può determinare delle crisi o dei sensi di inadeguatezza al compito o ancora di inferiorità rispetto agli avversari, generando effetti negativi sulla prestazione sportiva.

Il valore dominante per uno sportivo, da cui poi discendono tutti gli altri, è la autorealizzazione: diventare pienamente se stessi che trascende il soddisfare solo i beni primari ma che tende all’apice della piramide di Maslow, è qualcosa che giunge dall’interno e che gratifica, lo Maslow stesso disse: 

“Un uomo deve essere ciò che è capace di fare. Egli deve essere coerente con la propria natura. L’autorealizzazione è il desiderio di diventare sempre più ciò che si è idiosincraticamente, di diventare tutto ciò che si è capaci di diventare”. 

L’ultimo bisogno della piramide di Maslow, stimola lo sviluppo delle potenzialità di una persona che porta alla crescita personale. In questo stadio le persone hanno superato la gratificazione del soddisfacimento dei bisogni primari e diventano persone migliori, più efficaci e realizzate.

Per un maggior senso di autoefficacia è importante compiere con gli atleti, alcune azioni consapevoli: innanzitutto, bisogna conoscere i propri punti di forza e debolezza e lavorare principalmente sui primi, poi è necessario analizzare la prova da sostenere e successivamente è utile individuare un modello vincente di riferimento, confrontarsi con altri sulle proprie convinzioni attenendosi al principio di realtà, facendo quindi i conti con la reale situazione, valutando dunque se l’impresa o l’obiettivo sia raggiungibile ed evitando così di creare illusioni che possono invece portare ad una crisi dell’identità modificando negativamente l’equilibrio psicofisico.                                                        E’ determinante inoltre, la percezione sicura della propria efficacia che da sicurezza, motivazione e convinzione.

Legata all’autoefficacia c’è l’autostima, la fiducia in sé. Essa è già presente in noi bisogna solo riportarla alla luce della consapevolezza e poi lavorare per mantenerne alto il livello. Un alto livello di autostima ci permette di essere sicuri di noi stessi, delle nostre potenzialità e delle nostre opinioni in campo professionale, sportivo e familiare. Inoltre ci aiuta a preservare dai sensi di colpa che condizionano negativamente il nostro stato. I sensi di colpa non ci aiutano a cambiare gli eventi del passato e non ci aiutano a vivere meglio il presente. Allora perché ci facciamo condizionare? Perché momentaneamente sembra che ne traiamo benefici ma successivamente ci risucchia nel vortice di quel circolo vizioso che negativizza la nostra condizione.

A volte non sono gli altri, ma siamo noi stessi a creare i presupposti per non aver fiducia in noi. Credere di non essere all’altezza e capaci di non affrontare una situazione, diventa una scusa e un alibi per non ammettere le nostre responsabilità.     

Legata all’autostima c’è la volontà: è un ingrediente fondamentale in qualsiasi percorso di coaching. La volontà è la capacità di tenere duro di essere resilienti e ci richiama al principio dell’azione consapevole verso un fine. La volontà può essere inibita dall’ansia, dal panico, dall’insicurezza e da tutte quelle emozioni che creano uno stress al nostro organismo. Bisogna insegnare all’atleta a gestire queste situazioni, a trasformando lo stress negativo ( distress) in qualcosa di positivo che possa fare da forza propulsiva alla nostra azione (eustress). È il caso dell’atleta che cerca di rinviare l’allenamento o la partecipazione ad una gara importante. Quando ci si trova nell’imminenza di una difficoltà bisogna, anziché focalizzarsi sulla demotivazione a non fare, concentrarsi sulla soluzione ad agire rafforzando ancora di più la volontà.

Razionalmente tutto si può fare se si lavora sulla mente! Attraverso la volontà si diventa talentuosi.

Infine un altro ingrediente importante per sviluppare una mentalità vincente è l’ottimismo, essenziale per vivere una vita felice e di successo. Si basa sulla convinzione di essere del proprio destino e di poter controllare le proprie azioni 

Per esprimersi al massimo livello sportivo dunque, nell’atleta sono fondamentali quattro aspetti: l’allenamento fisico, la preparazione tecnica, la preparazione tattica e l’allenamento mentale.

La figura dello sport mental coach è prioritaria per aiutare l’atleta a non cadere o, eventualmente aiutarlo a rialzarsi, modificandone i comportamenti e le emozioni negative utilizzandoli come punti di partenza sui quali costruire i successi futuri. Una figura che lavora “spalla a spalla” e di concerto con l’allenatore, con cui vanno definiti e pianificati gli obiettivi individuali e di team e con cui occorre intesa e fiducia. 

È necessario, in definitiva, che l’atleta parta da alcuni punti fondamentali: 

  • L’accettare se stessi
  • Operare con convinzioni le proprie scelte;
  • Ritrovare e fortificare i valori in cui si crede;
  • Opporsi alle persone che cercano di far leva sul proprio senso di colpa;
  • Non cadere nelle provocazioni;
  • Valutare se i sensi di colpa sono dovuti ad altri o sono autoindotti.

L’atleta, attraverso il coaching, deve sviluppare le capacità di regolare il proprio stato psichico e può farlo attraverso alcuni esercizi mentali, deve accrescere quelle abilità che lo renderanno idoneo ad ogni stadio della sua attività, deve imparare ad autoinfluenzarsi.

Le autoistruzioni servono molto per sviluppare una mentalità vincente, bisogna produrre pensieri, incitamenti, ordini, per darsi la carica e indirizzare la propria azione.

Il dialogo interno, o self-talk, aiuta a ordinare i pensieri favorendo l’attenzione e la concentrazione ed alzando lo stato di attivazione. Naturalmente devono essere istruzioni improntate tutte all’ottimismo quali ad esempio: “forza”, “non mollare”, “sono tranquillo”, “ho fiducia”. Si migliora così anche l’autoefficacia e il picco di performance personale. 

Un altro esercizio mentale efficace è il processo di visualizzazione. Vedersi in tutte le dimensioni della realizzazione di un obiettivo (visivo, cinestetico, uditivo), vivere in maniera vivida la situazione che si vuole raggiungere, così da modificare il proprio inconscio.

Impostare gli obiettivi dunque o il livello di performance che si vuole (goal-setting) e pianificare passo dopo passo, fino al raggiungimento dell’obiettivo finale, ci permette di stimolare e motivare l’atleta nell’allenamento e migliorare la prestazione. 

Il raggiungimento dello stato di flow, lo stato di grazia, lo stato psicologico ottimale, in cui si è immersi totalmente in quello che si sta facendo e per cui tutto il resto che è intorno non esiste, è l’elemento predisponente affiche si verifichi il peak-performance ovvero il massimo livello di prestazione sportiva.

Il mental coach è portatore sano di positività!

Innanzitutto bisogna fare un distinguo tra sport individuali e di squadra.

Negli sport individuali fanno ricorso con successo al mental coach  gli atleti che svolgono uno sport in cui è necessario focalizzare tutte le energie in un tempo circoscritto (sciatori, nuotatori, sprinter ecc.) oppure in cui è fondamentale saper intervallare picchi elevati a periodi di pausa agonistica (golf, tennis, ecc.). 

Negli sport collettivi, invece, il mental coach coadiuva spesso l’allenatore, sport in cui, si alternano fasi di agonismo a pause di gioco (pallavolo, football americano ecc.). 

In uno sport continuativo e di squadra come è quello del calcio il bravo Mental Coach è colui che crea indipendenza, non dipendenza da sé: il suo compito deve essere quello di insegnare tecniche e strategie che poi ogni singola persona, in maniera autonoma, attuerà quando lo riterrà più opportuno. 

Così come per l’allenatore, anche e soprattutto per il Mental Coach: il vero lavoro si compie nell’arco della settimana, nelle sessioni individuali e in quelle di gruppo o, al massimo, negli istanti che precedono la gara. 

Il Mental Coach ha lavorato bene (nelle coaching individuali e di gruppo) quando porta ogni giocatore ad aver ben presente cosa deve fare prima, durante, e dopo la performance e, soprattutto, come farlo in base alle proprie, soggettive, esigenze. 

Per questo, il Mental Coach non deve creare dei robot che rispondano a dei comandi ma, al contrario, deve sviluppare nell’atleta una profonda capacità critica e di ragionamento, deve contribuire a creare il famoso “giocatore pensante, il giocatore intelligente”, (non solo dal punto di vista tattico, ma anche dal punto di vista emotivo; ecco perché si parla spesso di intelligenza emotiva). 

Ha intelligenza emotiva quel giocatore (e quella squadra) che si è allenato (in settimana) a gestire i propri stati d’animo, a capire quando attivare la propria concentrazione e invece ne può fare a meno (es. nei brevi momenti di pausa: quando si è infortunato un giocatore e entrano in campo “i sanitari”, quando c’è una sostituzione, nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo). 

E’ ovvio che poi esistono delle fasi “situazionali” in cui, più che mai, serve attenzione, concentrazione, coraggio, determinazione: es. calci di rigore, calci di punizione, calci d’angolo (a favore e contro), cross da fondo. 

In tutti questi frangenti il Mental Coach insegna ad ogni giocatore una tecnica di PNL (il c.d. ancoraggio: un’ancora è uno stimolo neuro-associato ad una risposta): l’atleta, attraverso un gesto (una parola o un’immagine), “attiva” l’ancora che è stata “programmata” nelle sessioni di coaching infrasettimanali e ciò gli permetterà di accedere alle “risorse emozionali” di cui ha più bisogno in quella determinata situazione. 

Al di là della tecnica specifica, il compito del Mental Coach è quello di essere un “semplice” facilitatore del cambiamento affinché ogni singolo atleta, in maniera intelligente e autonoma, sappia cosa fare, quando farla e come farla.
Il Coach, tramite la sua eccellente capacità di ascolto, il suo intuito acuto, il suo rispetto costruttivo, il suo atteggiamento positivo, e, soprattutto, grazie alle sue competenze, supporta il giocatore nell’esplorazione di sé, gli insegna delle tecniche ben precise (da utilizzare in base ai contesti e in base alle sue esigenze soggettive), lo motiva e, infine, fa sì che quel giocatore dia tutto se stesso per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Nella prima fase di un intervento di coaching, bisogna dedicarsi alla maggiore raccolta possibile di informazioni e dati, di aspettative e obiettivi. Il mental coach deve dare spiegazioni su come si svolgeranno gli incontri, quali argomenti verranno trattati e quanto dureranno le sedute. 

Per la massima efficacia del coaching, si deve creare un rapporto di fiducia tra mental coach/atleta o mental coach/squadra; perché questo accada bisogna far si che si crei una sorta di alleanza attraverso la condivisione motivata nel perseguire un obiettivo comune, ma ancor prima, il coachee deve sentirsi compreso e il mental coach accolto. Perché ciò avvenga occorre lavorare su competenza e carattere in modo da rafforzare la propria credibilità. Compiuti tutti questi passaggi il rapporto potrà definirsi funzionale e di successo.

Nello sport il mental coach è un supporto psicologico all’allenatore, è colui che si occupa di progettare e far svolgere gli esercizi di allenamento mentale alla squadra, di migliorare la loro comunicazione interna ed esterna, negli sport di squadra il mental coach è parte del team e si occupa di far sì che all’interno dello stesso la comunicazione sia efficace e soprattutto che aiuti i singoli componenti della squadra ad esprimersi al massimo delle proprie potenzialità. Di solito negli sport di squadra il coach trasforma un gruppo in una squadra!

Il mental coach lavora molto sulla pianificazione e programmazione, che può avvenire a livelli diversi.

Si parte dall’analisi della situazione iniziale, sia negli sport individuali che nella squadra, valutando le attitudini personali e le capacità, il tempo a disposizione da dedicare all’attività sportiva, il tempo da dedicare alla famiglia e alle relazioni sociali, le condizioni ambientali, i condizionamenti derivanti dall’ambiente naturale e sociale, e l’appoggio e le aspettative della società.

Si passa poi a definire l’obiettivo a breve, a medio e a lungo termine. Senza obiettivi non esiste motivazione e senza motivazione non si raggiungono gli obiettivi. Essi creano un focus attentivo, permettendo la canalizzazione di energie, indirizzano l’attenzione verso ciò che serve per conseguirli, generando ordine, definiscono ruoli, mansioni e compiti e consentono di misurare le performance. Gli obiettivi devono essere S.M.A.R.T. ovvero: specifici, misurabili, attivabili, realistici e con un tempo ben definito prefissato.

 Si è appurato, infatti, che gli obiettivi specifici regolano l’azione in modo più preciso di obiettivi generali. Inoltre obiettivi moderatamente difficili miglioreranno maggiormente la prestazione, rispetto ad obiettivi del tipo “fai del tuo meglio”, così come la programmazione di obiettivi sia a breve che a lungo termine. Stabilire obiettivi intermedi SMART da conseguire per realizzare il goal finale ha un valore di carattere strategico: un obiettivo sviluppa una propria FORZA MOTIVANTE tanto maggiore quanto più il suo perseguimento è percepito come vicino e raggiungibile, sia da un punto di vista temporale che in termini di valutazione dello sforzo che ancora si deve produrre per realizzarlo. 

Dopo la definizione degli obiettivi si passa alla determinazione dei contenuti: essi sono in stretto rapporto con gli obiettivi e sono dati dal tipo di disciplina e da tutte le conoscenze sulla materia, essi devono essere validi, significativi e interessanti. Si analizzano le eventuali attrezzature sportive in uso, valutando se sono fruibili, efficienti e in ottimo stato.

Si passa poi alla verifica e valutazione attraverso l’ausilio di test e misurazioni. Nella valutazione si tiene conto dei criteri interni, riferiti a sé stessi e alle proprie precedenti performance, e dei criteri esterni riferiti al gruppo, ai partecipanti a quella gara, alla posizione occupata nella graduatoria finale.

Si analizzano quindi i feedback in cui solitamente ci si trova davanti a due possibili risultati: il risultato è soddisfacente, quindi si riprende la programmazione e si lavora sul prossimo obiettivo, il risultato non è all’altezza delle aspettative e se ne deve dunque comprendere la ragione per correggere il tiro.

Guidare l’atleta a sviluppare una mentalità vincente: questo è l’obiettivo dello sport mental coach. Aiutare l’atleta a ripulire la propria mente da “spazzatura”, da quelle credenze depotenzianti e riprogrammarlo positivamente lavorando sulla gestione delle emozioni, creare nuove abitudini e trovare le strategie che possano portare l’atleta a far emergere il proprio talento. Innescare il processo del cambiamento comporta la presa di coscienza e di consapevolezza da parte del coachee della sua identità attuale. Il coach non dice mai cosa bisogna fare, ma attraverso il ragionamento, l’analisi dei vari aspetti, attraverso domande aperte che inducono ad una profonda riflessione, guida le persone a trovare la risposta. Il “sé” è la base del caching, sul quale lavorare per portare l’atleta verso la mentalità vincente ovvero, quella capacità ossessiva di trovare ogni giorno qualcosa di migliorabile e di fare in modo migliorarla. I team vincenti hanno sempre un elevato indice di competitività che si manifesta con la trasformazione dei limiti in possibilità. Poiché tutte le capacità, se allenate, tendono a migliorare progressivamente, anche la  personale zona di Massima Prestazione (peak performance)  tenderà a spostarsi in direzione di sfide sempre più impegnative. 

Come avviene il cambiamento.

Le azioni che generano il cambiamento sono guidate da emozioni, da sensazioni di benessere o di malessere. Attraverso la mente razionale, si prendono decisioni, si fanno scelte analitiche e ragionate; attraverso la mente emozionale, le azioni che compiute vengono percepite, attraverso le sensazioni, a livello del corpo. Tutte le emozioni sono figlie dei nostri pensieri è per questo che per poter agire e passare all’azione del cambiamento, bisogna capire qual è il pensiero che le genera. Focalizzando l’attenzione sulle emozioni, si può passare all’azione, in quanto sono loro a dare impulso all’azione stessa. 

Per innescare il cambiamento e guidare un cochee verso il successo e il raggiungimento di un obiettivo, bisogna partire dal qui e ora, la presa di consapevolezza del proprio essere e della propria identità è fondamentale: Chi sono io? 

Il potere delle domande nel coaching è importante, attraverso di esse si induce il coachee ad una profonda riflessione introspettiva nella quale ci si trova spesso in forte difficoltà. Il consiglio è quello di far scrivere sempre le domande e soprattutto le risposte per far meglio fissare ciò che si pensa e indurre ad una riflessione introspettiva sempre più profonda. Meglio prediligere domande aperte che inducano ad una riflessione attenta.

L’identità è l’aspetto fondamentale su cui lavorare, deriva dal modo in cui un singolo individuo o un gruppo percepisce sé stesso. 

Chi sei tu ora?

Tu sei il risultato delle tue scelte, le tue scelte sono il risultato dei tuoi pensieri, i tuoi pensieri sono il risultato delle tue convinzioni!

Spesso si è prigionieri delle proprie convinzione e siamo quindi noi a determinare il nostro destino.

L’identità è condizionata da diversi fattori: quello ambientale che determina le opportunità che si presentano all’esterno, dai limiti che individui o gruppi devono riconoscere e a cui è necessario reagire, è il “luogo” o il contesto in si vive a rappresentarne a volte un limite, ci sono poi fattori genetici e fattori culturali.

L’identità è anche condizionata da valori, convinzioni e credenze.

I valori rappresentano i principi, le qualità o tutto ciò che è per noi prezioso o desiderabile, la risorsa primaria della motivazione interna. Attraverso le domande, si possono esplorare i valori del coachee.

Le convinzioni sono i giudizi, le valutazioni che facciamo su noi stessi, sugli altri e sul mondo circostante, di solito esse collegano i nostri valori alle nostre esperienze, creando anche delle convinzioni depotenzianti e invalidanti.

Le credenze sono i pensieri che abbiamo sugli altri e su noi stessi, sulle nostre capacità, sul cambiamento. È una sensazione di certezza che riguarda qualcosa: si è totalmente convinti, sicuri e certi che una cosa sia così, per esperienza, per fede ecc.

Valori, convinzioni e credenze sono la chiave della motivazione o demotivazione.

Nel processo del cambiamento, bisogna lavorare su cinque convinzioni chiave:

la desiderabilità del risultato, bisogna essere desiderosi di ottenere un determinato risultato e quindi motivati ad agire in quella direzione;

la fiducia nelle azioni specifiche che andremo a porre in essere, occorre essere certi che le azioni ci porteranno ad ottenere risultati tangibili;

la valutazione dell’adeguatezza del comportamento e delle difficoltà che possiamo incontrare, la convinzione di essere in grado di comportarci in modo da portare a termine il processo che porta ai risultati fissati; 

il senso di responsabilità e di autostima che si ha di fronte ai comportamenti necessari a determinare il raggiungimento del risultato.

Riassumendo possiamo affermare che, la persona motivata, attraverso un comportamento pianificato, svolge delle azioni che la portano al risultato.

La presa di coscienza e la convinzione che è possibile ottenere certi risultati, è il principio fondante su cui basare il processo del cambiamento, in questa fase ci si aiuta con modelli che hanno ottenuto ad esempio, gli stessi risultati, determinando un rafforzamento della convinzione positiva e creando un ponte oltre la condizione iniziale depotenziante (modelling).

L’immaginazione e l’agire nel “come se” ci permette di creare dei contro-esempi, superando le convinzioni limitanti, accantonando la percezione dei nostri limiti e immaginando già cosa ci sia dall’altra parte, ci si ancora così alle emozioni positive che proveremo una volta raggiunto l’obiettivo.

Attraverso l’immaginazione possiamo “ristrutturare” e “riformulare” il pensiero nel coachee (refreaming), innescare quindi, quel processo che permette di cambiare il modo con cui si percepisce una situazione. Ristrutturare ci permette di ampliare la prospettiva, la nostra mappa nel mondo: incorniciare i nostri problemi o le nostre difficoltà in quadri più grandi, ci facilita, ad esempio, a percepire gli stessi in maniera più ridotta, andando così anche a cogliere l’opportunità che invece può essere celata nella difficoltà. 

Il mental coach quindi, ti aiuta a riformulare la vita, a riformulare i pensieri e gli obiettivi.

Il cambiamento passa per la presa di coscienza dell’identità (chi sei), 

della realtà (dove sei) e per la formulazione degli obiettivi (cosa vuoi):

ESSERE – FARE – AVERE.

Un mental coach aiuta poi ad analizzare gli ostacoli che potrebbero presentarsi lungo il cammino, i mezzi con cui affrontarli, le azioni da compiere e quando compierle.

È molto importante compiere un’analisi minuziosa degli impedimenti che potrebbero minare il raggiungimento di un obiettivo, se non vi è un’adeguata motivazione alla prima difficoltà si abbandona la sfida. 

L’analisi dei mezzi che abbiamo a disposizione invece ci permette di soffermarci sugli aspetti caratteriali, personali, familiari, materiali, ambientali e professionali.

Successivamente si ragiona sulle azioni da compiere sui passi successivi da compiere, ordinandoli nel breve e nel lungo termine secondo i principi del time management, senza procrastinare le cose da fare, al contrario, chiudendo i cicli.

Aiutare a “centrare” le persone nella loro vita e sui loro obiettivo e sulla loro motivazione, fa della persona stessa, una persona forte, determinata, sicura di sé e con un’elevata autostima.

“sei tu a determinare il tuo destino, 

non delegare agli altri la tua felicità,

diventa causa e non effetto”

Sovrascrivere le vecchie abitudini senza mollare, al fine di creare nuovi solchi neurali e riformulare la propria identità, scegliendo chi si vuole essere: ecco in sintesi come può essere considerato il cambiamento.

Partendo sull’identità attuale bisogna lavorare sui valori, sulle credenze e sulle convinzioni che hanno portato una persona ad avere quella identità. Rimuovere e riformulare le vecchie abitudini, senza farle riemergere ma proiettando la mente sempre in avanti, sulla nuova identità, sul come si vuole essere, utilizzando anche il processo della visualizzazione. Attraverso di esso infatti si può aiutare molto il coachee a cambiare. Le immagini tridimensionali che la nostra mente permette di osservare, aiutano anche ad affinare le capacità e a migliorare la performance. Utilizzando un modello poi, si può ancorare il nostro pensiero e le nostre emozioni ad esso, provando esattamente ciò che si potrebbe provare compiendo quel gesto o raggiungendo quell’obiettivo. Attraverso tale esecuzione mentale, si incrementa il potenziale interiore e si proietta il coachee verso l’obiettivo fissato in precedenza.

Tutto scorre, tutto si trasforma: gli stessi uomini sono in costante divenire e modificando se stessi nel corso del tempo. Il cambiamento è un tema di grande rilevanza e sempre attuale. Uno degli aspetti che il coaching aiuta ad affrontare, vivere e gestire nel miglior modo possibile. 

Eppure, spesso il cambiamento è vissuto con timore, perché obbliga ad uscire dalla nostra “zona di comfort”. L’uomo è per sua natura un essere abitudinario, che tende a mettere in pratica delle consuetudini e degli schemi di comportamento che già conosce. Nella zona di comfort l’individuo si sente sicuro, a suo agio, anche se alcune situazioni o abitudini, per quanto automatiche, non si adattino più alle sue esigenze, non lo soddisfino e non lo rendano felice. 

Un cambiamento, un evento esterno, fa sì che l’individuo passi nella “zona di stretch”, nella quale metterà necessariamente in pratica nuovi schemi di comportamento, attingendo alle proprie risorse e capacità apprendendone di nuove, andando quindi incontro ad un processo di evoluzione e fissando nuovi obiettivi. Con buona probabilità all’inizio la persona non si troverà a proprio agio nella “zona di stretch”, ma, in seguito questa, continuando ad agirla, diventerà una nuova “zona di comfort”. 

Nel caso in cui l’essere umano pretenda troppo dalla propria capacità di reagire al cambiamento e di fissare nuove abitudini ed obiettivi, egli potrebbe finire nella “zona di panico”, caratterizzata da stress, frustrazione e ansia. 

Di fronte al cambiamento, è possibile avere due tipi di atteggiamenti:
– La vittima del cambiamento tenderà a restare nella zona di comfort, continuando a ripetere comportamenti che non sono più adatti alle sue esigenze; con tale atteggiamento passivo e rigido, l’individuo subisce il cambiamento, si fa inghiottire dal vortice degli eventi e sprofonda in una spirale negativa.
– Il fautore del cambiamento, invece, ha consapevolezza delle proprie capacità e dei propri obiettivi. Un cambiamento esterno, non desiderato e, quindi, non pienamente sotto il proprio controllo, non è visto come un dramma, come un evento negativo: diventa una sfida, un’opportunità, un’occasione per migliorare e crescere. 

Bisogna tener presente, poi, che spesso nei momenti di cambiamento, quando si verifica un evento esterno ed improvviso e nelle situazioni di crisi, l’uomo trova energie e risorse che non pensava neanche di possedere. 

il coaching potrebbe essere paragonato alle pulizie casalinghe:

si spostano mobili, sedie , tavoli  e suppellettili ripulire il pavimento per poi

rimettere tutto in ordine.

Il Cambiamento

Che cosa si intende per cambiamento? I nostri comportamenti quotidiani si possono cambiare, in quanto gli stessi sono figli dei nostri condizionamenti, i nostri condizionamenti sono figli delle nostre azioni, le nostre azioni sono figlie dei nostri pensieri e, i nostri pensieri sono figli di tutte le nostre esperienze di vita. Spesso è la leva del dolore che induce a dire: “Ora basta, è ora di cambiare qualcosa!” è proprio da quel momento che ha inizio il cambiamento! 

Il coach aiuta a lavorare sul proprio carattere, sfatando un falso mito che induce a pensare che lo stesso non possa essere cambiato. Aiuta a modificare il pensiero, il pensiero negativo genera emozioni negative. Supporta nella gestione delle mozioni e predispone le persone che ha di fronte al miglioramento, accelerandone il processo.

Nel nostro ambito, quello del coaching, della crescita personale e del raggiungimento della massima performance, il cambiamento è quella condizione necessaria che serve ad invertire, in un verso o in un altro, il proprio stato, per migliorarsi costantemente fino al raggiungimento, e successivamente, allo stabilizzare, il cambiamento stesso e lo stato migliorativo raggiunto evitando il ritorno ad abitudini scorrette. 

Tutto ha principio da ciò che abbiamo interiorizzato nel corso degli anni e che ha installato in noi dei file comportamentali specifici. Se non ci piace la realtà che stiamo vivendo, significa che abbiamo preso coscienza del nostro disagio e insoddisfazione e siamo pronti per passare all’azione.

Il cambiamento non è automatico, anzi spesso le persone preferiscono restare dove si trovano (aspetto ecologico della mente) piuttosto che affrontare tante situazioni talvolta anche molto impegnative ma che nella maggior parte delle situazioni condurrebbero alla vita desiderata. Uscire dalla propria area di confort, dai propri schemi e dalle proprie abitudini, genera nelle persone un disagio emotivo che favorisce quegli alibi che inducono le persone a trovare sempre un buon motivo per restare dove si è e non entrare in azione.

Il cambiamento passa attraverso alcune fasi: fase dell’incompetenza inconsapevole, si è inconsapevoli che non si sa fare qualcosa, fase dell’incompetenza consapevole, si prende coscienza del proprio essere o del proprio stato, stato della competenza consapevole, si creano nuove abitudini consapevolmente e si fanno nuove cose pensandoci, competenza inconsapevole dove il gesto, l’abilità o la nuova identità, diventa automatica.

La motivazione è l’essenza del cambiamento.

Non si può parlare di cambiamento se prima non si si parla di motivazione.

Potremmo definire la motivazione, dalla semplice analisi etimologica come un qualcosa che innesca le ragioni che portano all’azione. È il motore dell’azione, quella spinta che ci conduce ad avere un comportamento o un altro.

Secondo la piramide dello psicologo statunitense Abraham Harold Maslow, i bisogni e le motivazioni hanno lo stesso significato ma si strutturano in gradi. Alla base della piramide ci sono i bisogni fondamentali alla vita, man mano che si sale la piramide, ci sono i bisogni e le motivazioni volte alla piena realizzazione del proprio potenziale umano, volte all’autorealizzazione.

Non si può raggiungere lo stadio successivo più alto se prima non si soddisfa a pieno il bisogno di grado inferiore.

La spinta motivazionale entra in gioco quando si perde lo stato di equilibrio e insorge l’esigenza o il bisogno di ritrovarlo in uno specifico ambito della vita.

Il comportamento basato sulle leve motivazionali, è dunque un comportamento intrinseco di energie, fisiche e psicologiche, caratterizzato dalla resilienza e dalla reiterazione degli sforzi, che ci aiuta a non demordere e a superare gli eventuali ostacoli che si incontrano lungo il cammino.

La motivazione crea uno stato di tensione, di energie positive, che mantiene attivi e determinati fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Essa è dettata da fattori sia intriseci che estrinseci alla persona.

La motivazione intrinseca è data dall’insieme delle sensazioni positive associate a qualcosa che si fa, come ad esempio un lavoro o un’attività sportiva o hobbies, è legata al piacere, alla gratificazione in sé, è quella spinta interiore che porta ad assumere un dato comportamento, che conduce al desiderio e alla soddisfazione di raggiungere un determinato obiettivo favorendo la produzione di ormoni del “buonumore” come la serotonina, endorfina, dopamina, ossitocina o ormoni che ci danno la “carica” e reattività come l’adrenalina e la noradrenalina.

La motivazione estrinseca invece è condizionata dalle gratificazioni esterne alla persona e può essere associabile a qualcosa di materiale, come case, soldi, gioielli, o a qualcosa di immateriale quale potere,  carriera o fama.