Le azioni che generano il cambiamento sono guidate da emozioni, da sensazioni di benessere o di malessere. Attraverso la mente razionale, si prendono decisioni, si fanno scelte analitiche e ragionate; attraverso la mente emozionale, le azioni che compiute vengono percepite, attraverso le sensazioni, a livello del corpo. Tutte le emozioni sono figlie dei nostri pensieri è per questo che per poter agire e passare all’azione del cambiamento, bisogna capire qual è il pensiero che le genera. Focalizzando l’attenzione sulle emozioni, si può passare all’azione, in quanto sono loro a dare impulso all’azione stessa.
Per innescare il cambiamento e guidare un cochee verso il successo e il raggiungimento di un obiettivo, bisogna partire dal qui e ora, la presa di consapevolezza del proprio essere e della propria identità è fondamentale: Chi sono io?
Il potere delle domande nel coaching è importante, attraverso di esse si induce il coachee ad una profonda riflessione introspettiva nella quale ci si trova spesso in forte difficoltà. Il consiglio è quello di far scrivere sempre le domande e soprattutto le risposte per far meglio fissare ciò che si pensa e indurre ad una riflessione introspettiva sempre più profonda. Meglio prediligere domande aperte che inducano ad una riflessione attenta.
L’identità è l’aspetto fondamentale su cui lavorare, deriva dal modo in cui un singolo individuo o un gruppo percepisce sé stesso.
Chi sei tu ora?
Tu sei il risultato delle tue scelte, le tue scelte sono il risultato dei tuoi pensieri, i tuoi pensieri sono il risultato delle tue convinzioni!
Spesso si è prigionieri delle proprie convinzione e siamo quindi noi a determinare il nostro destino.
L’identità è condizionata da diversi fattori: quello ambientale che determina le opportunità che si presentano all’esterno, dai limiti che individui o gruppi devono riconoscere e a cui è necessario reagire, è il “luogo” o il contesto in si vive a rappresentarne a volte un limite, ci sono poi fattori genetici e fattori culturali.
L’identità è anche condizionata da valori, convinzioni e credenze.
I valori rappresentano i principi, le qualità o tutto ciò che è per noi prezioso o desiderabile, la risorsa primaria della motivazione interna. Attraverso le domande, si possono esplorare i valori del coachee.
Le convinzioni sono i giudizi, le valutazioni che facciamo su noi stessi, sugli altri e sul mondo circostante, di solito esse collegano i nostri valori alle nostre esperienze, creando anche delle convinzioni depotenzianti e invalidanti.
Le credenze sono i pensieri che abbiamo sugli altri e su noi stessi, sulle nostre capacità, sul cambiamento. È una sensazione di certezza che riguarda qualcosa: si è totalmente convinti, sicuri e certi che una cosa sia così, per esperienza, per fede ecc.
Valori, convinzioni e credenze sono la chiave della motivazione o demotivazione.
Nel processo del cambiamento, bisogna lavorare su cinque convinzioni chiave:
la desiderabilità del risultato, bisogna essere desiderosi di ottenere un determinato risultato e quindi motivati ad agire in quella direzione;
la fiducia nelle azioni specifiche che andremo a porre in essere, occorre essere certi che le azioni ci porteranno ad ottenere risultati tangibili;
la valutazione dell’adeguatezza del comportamento e delle difficoltà che possiamo incontrare, la convinzione di essere in grado di comportarci in modo da portare a termine il processo che porta ai risultati fissati;
il senso di responsabilità e di autostima che si ha di fronte ai comportamenti necessari a determinare il raggiungimento del risultato.
Riassumendo possiamo affermare che, la persona motivata, attraverso un comportamento pianificato, svolge delle azioni che la portano al risultato.
La presa di coscienza e la convinzione che è possibile ottenere certi risultati, è il principio fondante su cui basare il processo del cambiamento, in questa fase ci si aiuta con modelli che hanno ottenuto ad esempio, gli stessi risultati, determinando un rafforzamento della convinzione positiva e creando un ponte oltre la condizione iniziale depotenziante (modelling).
L’immaginazione e l’agire nel “come se” ci permette di creare dei contro-esempi, superando le convinzioni limitanti, accantonando la percezione dei nostri limiti e immaginando già cosa ci sia dall’altra parte, ci si ancora così alle emozioni positive che proveremo una volta raggiunto l’obiettivo.
Attraverso l’immaginazione possiamo “ristrutturare” e “riformulare” il pensiero nel coachee (refreaming), innescare quindi, quel processo che permette di cambiare il modo con cui si percepisce una situazione. Ristrutturare ci permette di ampliare la prospettiva, la nostra mappa nel mondo: incorniciare i nostri problemi o le nostre difficoltà in quadri più grandi, ci facilita, ad esempio, a percepire gli stessi in maniera più ridotta, andando così anche a cogliere l’opportunità che invece può essere celata nella difficoltà.
Il mental coach quindi, ti aiuta a riformulare la vita, a riformulare i pensieri e gli obiettivi.
Il cambiamento passa per la presa di coscienza dell’identità (chi sei),
della realtà (dove sei) e per la formulazione degli obiettivi (cosa vuoi):
ESSERE – FARE – AVERE.
Un mental coach aiuta poi ad analizzare gli ostacoli che potrebbero presentarsi lungo il cammino, i mezzi con cui affrontarli, le azioni da compiere e quando compierle.
È molto importante compiere un’analisi minuziosa degli impedimenti che potrebbero minare il raggiungimento di un obiettivo, se non vi è un’adeguata motivazione alla prima difficoltà si abbandona la sfida.
L’analisi dei mezzi che abbiamo a disposizione invece ci permette di soffermarci sugli aspetti caratteriali, personali, familiari, materiali, ambientali e professionali.
Successivamente si ragiona sulle azioni da compiere sui passi successivi da compiere, ordinandoli nel breve e nel lungo termine secondo i principi del time management, senza procrastinare le cose da fare, al contrario, chiudendo i cicli.
Aiutare a “centrare” le persone nella loro vita e sui loro obiettivo e sulla loro motivazione, fa della persona stessa, una persona forte, determinata, sicura di sé e con un’elevata autostima.
“sei tu a determinare il tuo destino,
non delegare agli altri la tua felicità,
diventa causa e non effetto”
Sovrascrivere le vecchie abitudini senza mollare, al fine di creare nuovi solchi neurali e riformulare la propria identità, scegliendo chi si vuole essere: ecco in sintesi come può essere considerato il cambiamento.
Partendo sull’identità attuale bisogna lavorare sui valori, sulle credenze e sulle convinzioni che hanno portato una persona ad avere quella identità. Rimuovere e riformulare le vecchie abitudini, senza farle riemergere ma proiettando la mente sempre in avanti, sulla nuova identità, sul come si vuole essere, utilizzando anche il processo della visualizzazione. Attraverso di esso infatti si può aiutare molto il coachee a cambiare. Le immagini tridimensionali che la nostra mente permette di osservare, aiutano anche ad affinare le capacità e a migliorare la performance. Utilizzando un modello poi, si può ancorare il nostro pensiero e le nostre emozioni ad esso, provando esattamente ciò che si potrebbe provare compiendo quel gesto o raggiungendo quell’obiettivo. Attraverso tale esecuzione mentale, si incrementa il potenziale interiore e si proietta il coachee verso l’obiettivo fissato in precedenza.
Tutto scorre, tutto si trasforma: gli stessi uomini sono in costante divenire e modificando se stessi nel corso del tempo. Il cambiamento è un tema di grande rilevanza e sempre attuale. Uno degli aspetti che il coaching aiuta ad affrontare, vivere e gestire nel miglior modo possibile.
Eppure, spesso il cambiamento è vissuto con timore, perché obbliga ad uscire dalla nostra “zona di comfort”. L’uomo è per sua natura un essere abitudinario, che tende a mettere in pratica delle consuetudini e degli schemi di comportamento che già conosce. Nella zona di comfort l’individuo si sente sicuro, a suo agio, anche se alcune situazioni o abitudini, per quanto automatiche, non si adattino più alle sue esigenze, non lo soddisfino e non lo rendano felice.
Un cambiamento, un evento esterno, fa sì che l’individuo passi nella “zona di stretch”, nella quale metterà necessariamente in pratica nuovi schemi di comportamento, attingendo alle proprie risorse e capacità apprendendone di nuove, andando quindi incontro ad un processo di evoluzione e fissando nuovi obiettivi. Con buona probabilità all’inizio la persona non si troverà a proprio agio nella “zona di stretch”, ma, in seguito questa, continuando ad agirla, diventerà una nuova “zona di comfort”.
Nel caso in cui l’essere umano pretenda troppo dalla propria capacità di reagire al cambiamento e di fissare nuove abitudini ed obiettivi, egli potrebbe finire nella “zona di panico”, caratterizzata da stress, frustrazione e ansia.
Di fronte al cambiamento, è possibile avere due tipi di atteggiamenti:
– La vittima del cambiamento tenderà a restare nella zona di comfort, continuando a ripetere comportamenti che non sono più adatti alle sue esigenze; con tale atteggiamento passivo e rigido, l’individuo subisce il cambiamento, si fa inghiottire dal vortice degli eventi e sprofonda in una spirale negativa.
– Il fautore del cambiamento, invece, ha consapevolezza delle proprie capacità e dei propri obiettivi. Un cambiamento esterno, non desiderato e, quindi, non pienamente sotto il proprio controllo, non è visto come un dramma, come un evento negativo: diventa una sfida, un’opportunità, un’occasione per migliorare e crescere.
Bisogna tener presente, poi, che spesso nei momenti di cambiamento, quando si verifica un evento esterno ed improvviso e nelle situazioni di crisi, l’uomo trova energie e risorse che non pensava neanche di possedere.
il coaching potrebbe essere paragonato alle pulizie casalinghe:
si spostano mobili, sedie , tavoli e suppellettili ripulire il pavimento per poi
rimettere tutto in ordine.